La muta dei serpenti

La muta dei serpenti è certamente uno dei più affascinanti momenti della vita dei rettili. Tutte la specie di serpenti, e quindi anche quelli che oggi alleviamo nelle nostre case quali animali da compagnia, sono soggetti alla muta.

La muta o, meno comunemente detta esuviazione, consiste, in pratica, nella perdita dello strato epidermico superficiale, che diventa ipercheratosico, cioè squamoso e duro. Mentre nelle tartarughe palustri e nelle testuggini terrestri la muta avviene perdendo qua e là degli “strati di unghia”, cioè degli scudi del carapace e del piastrone, ed è pertanto meno eclatante, nei serpenti si assiste alla perdita ed al rinnovamento cutaneo nel suo insieme. Lo strato corneo dell’epidermide degli òfidi è organizzato in squame fra loro embricate, cioè parzialmente sovrapposte: questo permette il distacco dello strato più superficiale come fosse una calza rivoltata.

La muta avviene almeno una volta al mese, a volte al più ogni 15 giorni. Anche la cornea, cioè lo strato cutaneo trasparente, modificato, che copre l’occhio è soggetto alla muta. Si opacizza e si stacca (lente) dallo strato nuovo inferiore, insieme alla pelle della testa. Questo particolare va detto, per avvertire di non somministrare cibo al serpente durante la muta: non vedrebbe infatti la preda, essendo la lente spessa ed opaca, e la vista notevolmente ridotta. Ricordiamo anche che, in generale, i rettili mancano di ghiandole sudoripare a livello cutaneo per cui molto importante, per una muta completa e regolare, sarà l’idratazione cutanea garantita dall’umidità del terrario. Può essere quindi utile nebulizzare maggiormente l’interno della teca, porre attenzione alla disponibilità di acqua nella vaschetta in cui il nostro serpente si immergerà più frequentemente e per maggior tempo al giorno.

Se notassimo che la pelle, un po’ come la nostra dopo una scottatura solare, si staccasse a brandelli, e non uniformemente, non incorriamo nell’errore di strapparla con le dita o con le pinzette , a secco: potremmo involontariamente provocare abrasioni anche sanguinanti, come nel rimuovere una crosta non matura da sopra una ferita. Molto utile piuttosto sarà fare un bagno, al serpente, con acqua e bicarbonato calda a 30-40°C, o con acqua e camomilla, sfregandogli il corpo, morbidamente idratato, con un telo di juta, lino, o comunque a trama larga utile a sfregare ed a rimuovere senza traumi la pelle morta.

Dr. MARCO GENTILE Medico Veterinario Albo 1622 TORINO

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