Lucertole? No, sauri! | VIRIDEA
Lucertole? No, sauri!

Lucertole? No, sauri!

I sauri, prendono origine, come nome, dal greco sauria, che significa «lucertola» e sono gli animali che appartengono al sottordine dei Lacertilia (lucertole), cugini degli Ofidi (serpenti). Si suddividono in 4 superfamiglie: Guanidi, Geconidi, Scinchi e Anguimorfi.

Le caratteristiche di questo sottordine non sono facilmente descrivibili, poiché possono variare notevolmente.
Tendenzialmente possiamo dire che si tratta di animali dotati di un corpo allungato, coda, testa chiaramente distinta dal corpo e quattro arti. A queste linee generali vanno fatte alcune eccezioni: per esempio qualche specie sotterranea ha ormai perso gli arti e deambula alla maniera dei serpenti. Alcuni sauri hanno la capacità di rigenerare la coda nel caso in cui l’abbiano perduta tra le grinfie di un predatore, come per esempio fanno le lucertole comuni. Dalla sesta vertebra la coda può infatti staccarsi senza provocare alcun trauma all’animale (questa capacità viene definita “autotomia”). La rigenerazione però non comporta il riformarsi delle vertebre perdute, bensì solo della cartilagine attorno e la differenza di struttura a volte è visibile perfino ad occhio nudo.
Nella maggioranza dei casi, i sauri sono ovipari, ma qualche specie è ovovivipara. Diversi possiedono orecchie visibili anche esternamente e occhi dalle palpebre mobili; sono coperti di squame e la lingua è bifida o multifida. Quasi tutti hanno denti aguzzi. Come i serpenti i sauri subiscono la muta man mano che aumentano le proprie dimensioni.

Le loro armi di difesa sono varie: dal mimetismo tipico dei camaleonti, che cambiano colore in modo da confondersi con l’ambiente circostante, all’autotomia, ovvero la perdita volontaria della coda che si rigenera successivamente, fino all’uso di denti e coda per aggredire e difendersi. Il clamidosauro aumenta le proprie dimensioni, almeno apparentemente, gonfiando la pelle attorno alla testa (una sorta di collare); un paio di specie, infine, sono velenose.

Per saperne di più: B. Alessandrini, Serpenti e terrari, Giunti Demetra 2008
Foto: ©Archivio Giunti