La peritonite infettiva del gatto (F.I.P.)

La peritonite infettiva felina è una malattia del gatto contagiosa sostenuta da un Coronavirus, caratterizzata da processi essudativi delle sierose, ossia dalla formazione di liquido a livello addominale per coinvolgimento del peritoneo, cioè la membrana che avvolge i visceri, l’intestino.

L’incubazione è purtroppo assai variabile e va da qualche settimana ad alcuni mesi di tempo.

Può succedere che i gattini cuccioli ne siano infetti per trasmissione verticale da una mamma gatta F.I.P. positiva o infettata da un maschio ammalato durante l’ accoppiamento; i gattini possono incubare il virus per lunghi periodi e sovente la malattia assume un aspetto conclamato in relazione a stress subiti dai portatori sani quali possono essere lo svezzamento, il cambio della dentatura da latte o la pubertà ed il primo estro femminile.

Distinguiamo due forme di malattia con diversi segni clinici:

  1. la forma essudativa: con peritonite addominale e/o pleurite a livello toracico caratterizzata da una abbondante raccolta di liquido giallo, viscoso, ricco di proteine ematiche.
  2. la forma secca o asciutta: con problemi a carico dell’ occhio come l’ iridociclite e la corioretinite; danni agli organi come nefrite (infezione renale), epatite (infezione del fegato), polmonite o encefalite.

Purtroppo l’ evoluzione è perlopiù infausta portando a morte il soggetto F.I.P. positivo che manifesta la malattia conclamata, nell’arco di circa un mese.

La diagnosi si ottiene con l’ osservazione clinica ed epidemiologica ma può essere confermata con test sierologici per mezzo di un prelievo di sangue.

La terapia è perlopiù inutile, eccetto arrecare un qualche sollievo adottando una terapia sintomatica col cortisone, svuotando le raccolte di liquido, e supportando il gatto con flebo ,vitamine e sali minerali.

La vera profilassi si attua isolando i soggetti siero positivi che abbiano superato la malattia ed escludendoli categoricamente dalla carriera riproduttiva.

Molto importante, a questo punto, è la correttezza professionale degli allevatori che devono testare i maschi e le femmine riproduttori per accertarsi dell’ assenza di Coronavirus nei soggetti che faranno figliare.

 

Dott. Marco Gentile
Medico Veterinario
Albo 1622 Torino