I parrocchetti | VIRIDEA
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I parrocchetti

I parrocchetti

I pappagallini appartenenti al gruppo dei Parrocchetti, sono perlopiù originari dell’Australia e dell’Oceania. Dalle forme e dai colori più svariati e sgargianti sono, specie se allevati allo stecco, e quindi a mano, degli ottimi pet che, a seconda delle specie, arrivano persino a dire qualche parola.
Il trasporto fino a casa ed i primi giorni
Porteremo il nostro pappagallino a casa nel contenitore predisposto dal negoziante, avendo cura di abbreviare il più possibile il percorso dal negozio all’abitazione, specialmente in inverno, evitando così che possa subire sbalzi termici eccessivi e raffreddarsi. Avremo collocato la gabbia in una stanza nella quale saremo maggiormente presenti, non confi nandola alle zone meno frequentate: infatti i pappagalli, anche se di piccola taglia, sono  estremamente socievoli ed hanno davvero bisogno di condividere la nostra presenza per più tempo possibile. Vivono, in natura, in colonie gerarchicamente organizzate e ci adotteranno come membri superiori della loro famiglia. Ripariamo la voliera dalle pericolose correnti d’aria e, per evitare sbalzi di temperatura, collochiamola lontano dai caloriferi, dove anche l’aria sarebbe troppo secca. Forniamo acqua e cibo secondo le esigenze ma, per i primi 2-3 giorni, lasciamo che il pappagallino si ambienti nella sua nuova dimora e riconosca le nostre voci e le persone: avviciniamoci piano alla gabbia, parliamo scandendo bene le parole, ma evitiamo di voler prendere in mano da subito il nostro amico; piuttosto, dopo alcuni giorni, introduciamo la mano distesa, di taglio, nella gabbia ed aspettiamo che sia il parrocchetto, incuriosito, ad avvicinarsi.
Le principali cure
La gabbia/voliera sarà della dimensione consigliataci in negozio, proporzionata alla taglia della specie e del soggetto che acquistiamo. Potremo allestire un nido verticale a cassetta della dimensione di almeno 20x20xh40 cm. Sono da preferirsi gabbie razionali a parallelepipedo o circolari, piuttosto che voliere con torrette o a pagoda, molto belle esteticamente ma che disorientano maggiormente i parrocchetti al loro interno, e nelle quali più facilmente possono rovinarsi la coda o le piume del ciuffo. Utili anche le gabbie che possono aprirsi trasformando un loro lato, solitamente il superiore, in un posatoio: in tal modo permetteremo al parrocchetto di uscire e di farsi prendere in mano più agevolmente.
L’alimentazione
Una buona miscela può essere costituita da 1 parte di semi di miglio, 2 parti di semi di scagliola, 1 di avena, pochi semi di canapa e niger. Un’alimentazione con bassa percentuale di girasole predispone alla riproduzione. Possiamo integrare con frutta, con spighe di panico che rappresentano anche un ottimo diversivo, qualche pezzetto di biscotto senza cioccolato. Controlliamo che le mangiatoie contengano sempre semi, e non soltanto la lolla ricaduta in esse durante il pasto, che può farle sembrare piene. L’acqua sarà sempre fresca, cambiata ogni giorno, ed i beverini ripuliti dall’eventuale deposito di alghe verdi che potrebbe formarsi.
Norme sanitarie generali
I parrocchetti sono fra i pappagalli più robusti che possiamo tenere nelle nostre case. Impariamo tuttavia a riconoscere sommariamente il loro stato di salute osservando alcune caratteristiche: il piumaggio dovrà essere sempre composto e lucente, non aperto ed arruffato; l’occhio scuro, aperto, vivace. Dal becco e dalle narici non deve fuoriuscire schiuma o scolo. Le zampe non devono presentare croste ed i parrocchetti debbono reggersi agilmente sui  posatoi, mai giacendo sul fondo della gabbia. Le feci hanno forma “a tortina” di due colori, bianco e verde, e l’ano non deve essere imbrattato di diarrea.

Dott. Marco Gentile
Medico Veterinario
Albo 1622 Torino